PORT ARTHUR.

E finalmente arrivo a Port Arthur.
Da premettere, l’ho sentito nominare cosìtante volte in questi giorni che sinceramente pensavo che, visto l’afflusso turistico, fosse una vera e propria città abitata.. invece no, è un piccolo villaggio fantasma su una collina.
Poi vedendo la posizione isolata e conoscendo ancora un po’ di storia, ho capito perché sorge silenziosamente in una baia. Appena si arriva, si entra nel centro visitatori, dove si trovano tutti i servizi necessari per i visitatori, molto ben organizzato. Appena registrati, ci danno una carta da gioco con un nome scritto sopra e tutti i vari biglietti d’ingresso e una mappa del piccolo villaggio. Praticamente, al piano terra è allestita un’interessante mostra sul viaggio dei galeotti verso l’isola penitenziaria, e ognuno è abbinato ad un prigioniero, così si può seguire fin dall’inizio il suo viaggio. Io sono un certo Edward Brown, un ragazzo sedicenne londinese, arrestato perché aveva rubato un quadro da una famiglia ricca.. e deportato subito nella sperduta Van Diemen’s Land, ovvero la Tasmania! La mostra inizia con l’ingresso in nave, dove poi si arriva davanti al giudice per la sentenza locale. Edward Brown, poiché troppo giovane, non fu mandato in prigione dove insieme a delinquenti peggiori,sarebbe diventato davvero un criminale, ma fu affidato ad un calzolaio, a lavorare per lui.
Qui, c’è una grande stanza con le raffigurazioni di tutti i detenuti e le loro storie, Si può seguire la storia del detenuto che ti è stato affidato ma è altrettanto interessante leggere la storia di tanti altri molto più sfortunati di Edward.. anche se alla fine scopro che Edward non era ritenuto bravo a fare il calzolaio così fu mandato a fare il muratore, ma per le condizioni assurde in cui lavorava, pochi anni dopo si ammalò di polmonite e morì giovane.. che triste!
Ti ci affezioni quasi a questi detenuti.. perché ho la sensazione che all’epoca,
sicuramente alcuni di loro erano veri criminali, ma altri no! Come Edward Brown, è quindi penso proprio che siano stati sfruttati ancora di più!
Comunque, la mostra finisce all’uscita del centro visitatori, dove c’è il punto di
incontro con la guida, che a gruppi di 20, ti portano in giro per Port Arthur e ti
spiegano tutto.
Da lontano si vede la struttura fantasma del penitenziario principale, mentre la guida ci racconta tutta la storia.. tutto si svolge in un rispettoso silenzio e calma.. anche la guida è molto seria e quando parla nessuna battuta per farci ridere o cose del genere, come se si volesse rispettare la drammaticità del posto. In effetti, qui hanno sofferto tante vite umane, si è parlato anche di omicidio psicologico verso i detenuti, costretti a scontare la loro pena in condizioni disumane e assolutamente senza rispetto dell’essere umano come persona! Erano sfruttati e maltrattati!
In celle strettissime e umidissime, e ai primi anni della fondazione senza servizi
igienici! Ovviamente alcuni di loro morivano dopo poco, per non parlare di tutti i problemi psicologici che gli causavano! In tanti diventavano pazzi e con gravi problemi mentali. La guida ci spiega che, all’epoca, i governatori di questo posto erano così crudeli che per i detenuti che si comportavano i modo strano, avevano costruito una stanza totalmente al buio e cupa, senza fessure, dove il condannato doveva rimanere anche per più giorni interi.. isolato da tutto!
Per loro quella era la giusta punizione per correggere il comportamento “sbagliato”.. invece non si rendevano conto che era la botta finale per ucciderlo interiormente! La guida ci sconsiglia di andare a vedere la stanza, chiamata Dark Room (stanza scura) soprattutto se soffriamo di claustrofobia.
Dopo una bella oretta di spiegazione di tutti gli edifici, ci lascia
liberi di visitare da vicino ogni posto. Port Arthur infatti era diventato un vero
e proprio villaggio retta dall’economia della deportazione e dal penitenziario.
Con gli anni, oltre alla prigione, costruirono le ville dei governatori e vari
ufficiali, ovviamente in una zona un po’
lontana dal penitenziario, servite da
tutte le comodità dell’epoca, lussuose e da come sono state restaurate
sembra proprio che vivessero uno stile di vita completamente diverso e ignaro
rispetto a quello che succedeva a pochi metri, con i deportati. Ovviamente
c’erano anche le case delle serve, dei soldati.
Poi crearono anche l’ospedale per curare i tanti malati, dove spesso morivano per le gravi malattie. C’è anche una abbazia, abbastanza grande, un violento incendio ha distrutto il soffitto, ma le pareti sontuose sono ancora in piedi e doveva essere proprio bella all’epoca.
Quando arrivo alla prigione costruita successivamente, tutto è intatto, si può visitare ogni cella, dove dentro spesso c’è la storia di alcuni dei famosi prigionieri che hanno scontato la loro pena lì, c’è il tribunale restaurato alla perfezione, visitabile interamente con la riproduzione di una sentenza in sottofondo che ti fa veramente vivere l’atmosfera ansiosa.
E finalmente, mi dirigo verso la Dark Room. Un corridoio stretto conduce ad una porta piccola e bassa, non c’è luce e personalmente ho davvero problemi ad varcare la soglia! Io non ho problemi si claustrofobia ma credetemi, ha un’atmosfera così soffocante che non riesci a mettere la testa dentro, è come se ci si infilasse dentro una nube nera! Non si vede proprio nulla..neanche la luce del cellulare è così forte e per poter vedere l’interno ho dovuto fare la foto con il flash! E penso a tutte quelle persone che sono rimaste qui per giornate intere! Per forza poi sono diventate pazze!
Perché è così cattivo l’uomo? Vado in giro per il sito, visitando le varie casette e edifici all’interno, e leggendo le varie storie, come anche tanti Irlandesi deportati qui solo perché Irlandesi e disertori alla regina.. (parliamone!).
Arrivo nella struttura principale, il penitenziario, sono rimaste solo le pareti, ma si può benissimo vedere come doveva essere all’epoca, e come diceva la guida, è scioccante notare le dimensioni delle celle!

Il biglietto include un giro in barca intorno alla baia e le isolette , mentre aspetto l’orario di imbarco, giro qua e la. C’è tanto turismo ma l’atmosfera è
proprio rispettosa. Sulla mappa, noto un monumento.. non riesco a capire cosa
sia. Dopo la crociera sulla baia, dove ti spiegano ancora piccoli aneddoti di vita
del posto, tornando verso l’uscita, trovo il monumento strano.. e leggendo
l’epigrafe, scopro che nel 2006 un pazzo armato di pistola, sparò chiunque si
trovasse nella sua mira, uccidendo 38 persone!
Una strage che scioccò il paese in un posto già sfortunato! Che tragedia! E parlandone con i miei amici dell’ostello, mi dicono che in Tasmania cercano in tutti i modi di non parlarne! Proprio perché così orrenda che svantaggerebbe ancora di più il posto per il turismo! Infatti la guida non ha fatto una parola su questo fatto!
Così ho visto Port Arthur.. un luogo triste come mi avevano accennato ma molto interessante perché ti aiuta a capire e imparare certe cose.. un altro di quei posti che dovrebbe essere visto da certe persone!

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2 risposte a PORT ARTHUR.

  1. Anonimo ha detto:

    van diemen's land, adesso tutto torna sul film e sulla triste splendida canzone degli u2: http://www.youtube.com/watch?v=ux8qXTZetk4 pare fosse scritta da The Edge in ricordo di J.B. O'Reilly, deportato in tasmania per la sua poesia, membro della fratellanza irlandese… wow, tutto torna…

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  2. Aurelio ha detto:

    ma è bellissima!!! non la conoscevo! grazie max per questo dettaglio interessantissimo!
    ma è anche un film? sarebbe da vedere.. aggiungilo alla lista! 🙂

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