Museo Marittimo e tragedia del Tev Wahine  

OLYMPUS DIGITAL CAMERADopo aver visitato il museo più importante della nazione, il giorno dopo, pianifico un altro bel giro per la città, unendo cultura, relax e natura.

Prima destinazione il Museo Marittimo, sul molo antico del porto cittadino. Essendo una città portuale situata all’interno di una baia, Wellington ha una grande cultura marittima, tant’è che questo museo è anche il più antico della città. Organizzato molto bene e diviso cronologicamente, mostra la vita di mare che ha caratterizzato la città fin dalla cultura maori, con le ricostruzioni delle barche primordiali a quelle più evolute, fino all’arrivo dei grandi galeoni. OLYMPUS DIGITAL CAMERAMolto interessante la parte Maori, con le loro tradizioni di pesca e navigazione. I maori, infatti, erano grandi esploratori marittimi e fin dai primi secoli hanno sempre viaggiato, nelle immense acque oceaniche, in cerca di nuove isole dove insidiarsi. Tant’è che molte di loro tribù, vivono da secoli e secoli nelle piccole isole paradisiache dell’oceano Pacifico.

Con piacere trovo anche tantissime versioni del ciondolo d’osso che porto al collo, buon auspicio appunto di un “buon viaggio oltre il mare”.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUn’altra parte molto interessante è quella finale, che occupa parecchio spazio, perché funge anche da monumento commemorativo per una tragedia, ancora viva nella mente dei Wellingtonesi, accaduta alla fine degli anni 60, proprio lì davanti al museo.

La sera del 9 aprile 1968, il traghetto Tev Wahine, salpò da Lyttelton, sull’isola meridionale, in direzione di Wellington. Le condizioni meteo e del mare erano molto avverse, essendoci anche un Ciclone in atto, ma evidentemente, l’equipaggio sfortunato di quel giorno non prevedeva un pericolo del genere. Dopo un viaggio parecchio turbolento, il traghetto si preparava ad attraccare al porto di Wellington, cosa che si dimostrò sempre più difficile. OLYMPUS DIGITAL CAMERALe forti correnti, le raffiche di vento e le onde gigantesche, infatti, lo trascinarono dalla parte opposta. In balìa delle onde e con radar danneggiato, si decise di abbandonare la nave con le scialuppe di salvataggio, anche perché il traghetto era ormai fuori controllo e pericolosamente inclinato su un lato. Ma purtroppo anche le operazioni di salvataggio si dimostrarono tragiche. Alcuni anziani e bambini furono catapultati in mare dal vento e tanti altri feriti gravemente. Le operazioni di salvataggio da terra ebbero a sua volta difficoltà sia a localizzare la nave sia a raggiungerla.

Fu una tragedia inaspettata e incomprensibile, che lasciò l’animo di tutti i Kiwis molto scioccato e segnato, che rimane ancora molto vivo nella memoria di quelle persone che seguirono la tragedia quasi in diretta, lì nella baia, davanti ai loro occhi, senza poter far nulla. Il museo dedica ampio spazio alla vicenda, con tantissime testimonianze, oggetti, foto, video e ricostruzioni, proprio per non dimenticare i deceduti e soprattutto per non commettere lo stesso errore, perché alla fine, di fronte alla natura, l’uomo rimane sempre impotente.

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HAKA

A parte che è famosissima e suscita sempre tanto fascino e carica, in particolare ogni qualvolta i giocatori di rugby neozelandesi giocano una partita. Qui all’ostello, dagli schermi proiettano documentari culturali, dove spesso parlano dell’Haka, con i Maori che si esibiscono in abiti tradizionali.

Sta diventando anche un’attrazione turistica, soprattutto nelle piazze del centro storico, mi è capitato di vederne alcuni. Mi sono incuriosito e ho cercato la traduzione di questo “inno” per capire un po’ il significato. C’è da dire che i Maori nascono come popolo combattente. Vivendo su un’isola appunto, non conoscevano altre genti, al di fuori delle loro coste, dovevano quindi essere pronti a difendersi da possibili attacchi esterni, specialmente da popolazioni intimidatorie nei loro confronti. L’Haka quindi, era un inno di benvenuto allo straniero, ma anche e soprattutto, un avviso a portare rispetto! Le espressioni del corpo intimorenti, le smorfie e gli occhi sbarrati infatti, servivano a allo stesso tempo a spaventare lo straniero, come per dire, “qui noi ti diamo il benvenuto, ma stai attento, se volessi farci del male, quello che ti aspetta non sarà piacevole!

Batti le mani contro le cosce,

Sbuffa col petto,

Piega le ginocchia,

Lascia che i fianchi li seguano,

Batti i piedi più forte che puoi,

è la morte, è la morte! È la vita, è la vita!

È la morte, è la morte! È la vita, è la vita!

Quest’uomo dai capelli lunghi,

è colui che ha fatto splendere il sole su di me.

 Ancora uno scalino, ancora un altro, fino in alto,

Il sole splende. Alzati!

All Blacks Haka

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Il Te Papa: viaggio nella storia della Nuova Zelanda.

Mi ha da subito affascinato la storia e la cultura dei Maori e da come mi è stato raccontato e spiegato dai locali che ho incontrato finora, hanno avuto un evoluzione e destino un po’ diverso rispetto agli aborigeni australiani, soprattutto dopo la colonizzazione degli europei.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASi dice che i Maori si siano spinti qui in Aoteaora dalle isole Polinesiane, ma non si sa precisamente quando e come, visto le difficili condizioni di navigazione di questa parte del Pacifico, considerando poi le piccole imbarcazioni dei Maori dell’epoca.

Vivevano qui felici e tranquilli fino a quando sono arrivati gli inglesi, e come già ho raccontato nei posti passati, non sono stati decenni facili per queste popolazioni, anche se si sono sempre difesi più che potessero e questo avrà creato sicuramente una maggiore considerazione e rispetto da parte degli europei, rispetto agli aborigeni australiani. Nonostante sia diminuito notevolmente il numero delle tribù nel corso di questi due secoli, alcune di loro, possono ancora oggi vivere come in passato, avendo tuttavia i diritti e le terre che spettano loro.OLYMPUS DIGITAL CAMERA Il museo Te Papa, che significa appunto “La Nostra Terra”, illustra in dettaglio la storia morfologica, naturalistica e antropologica della Nuova Zelanda, con un ampia sezione appunto alla cultura Maori. Si possono vedere capanne ricostruite, ed entrarci dentro, la loro cucina, i canti e tradizioni, i vari tipi di tribù e i significati dei Moko, ovvero i tatuaggi sul volto, e i ciondoli d’osso.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAÈ tutto molto interessante e spiegato in maniera interattiva, uno spasso per gli adulti che non annoia e un paradiso per i bambini con i vari giochi creati apposta! Dopo la grande sezione dei Maori, si arriva al XIX secolo, quando il paese diventa ufficialmente colonia inglese, la scoperta dell’oro, le battaglie dei Maori e gli accordi pacifici, fino alle battaglie socio politiche del secolo scorso. OLYMPUS DIGITAL CAMERALa Nuova Zelanda, infatti, è stato uno dei paesi precursore di molte diritti civili. Come per esempio il diritto di voto alle donne, nel 1890! E quello dei Maori pochi anni dopo!

C’è anche una parte che riguarda i disastri naturali come per esempio i terremoti più forti di questi ultimi anni, con foto, video e addirittura una riproduzione di una scossa: si entra in una casa ricostruita, con mobili e utensili e all’improvviso arriva la scossa e la vivi di persona!OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

 

 

Infine c’è la parte più divertente, che riguarda la cultura, l’identità dei Kiwi, il loro modo di vivere e anche il loro accento particolare. Se non sei neozelandese, è un po’ difficile capire chi siano i personaggi che hanno fatto la storia nazionale, ma le tabelle descrittive ti aiutano a capire; comunque sia, da quello che vedo, sti neozelandesi, sembrano proprio un popolo con tanto senso dell’umorismo. Ma che simpatici!

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Vacanza Prolungata? No worries! Alla scoperta di Wellington.

Inizio la mia giornata veramente alla grande: in teoria, sarebbe ora di tornare a Melbourne, e riprendere a lavorare.. ma la Nuova Zelanda mi sta piacendo così tanto e sto così bene che vorrei rimanere a viaggiare ancora un po’ e prolungarmi fino all’isola del Sud. Me ne hanno parlato talmente bene, che non posso non approfittarne!

Così chiamo Louisa, la mia boss, e provo a spiegare la cosa, sempre se fattibile e senza complicazioni.. la sua risposta? “Ok mate! Nooo worries! But only one week more allright? Then we need you here!” … La risposta inaspettata e totalmente tranquilla mi fa andare l’umore al settimo cielo! Io adoro gli australiani e la loro visione della vita! Esco dall’ostello come un vincitore del lotto, è mattina presto e si prospetta una bellissima giornata! Wellington sei tutta mia!
InizioOLYMPUS DIGITAL CAMERA il giro dal quartiere amministrativo della città, vicino l’ostello, dove si trovano palazzi più importanti della città, da quelli più antichi a quelli più recenti, tra cui questi ultimi il famoso Beehive ovvero, l’alveare. Ebbene sì, un palazzo costruito negli anni ’
70 a forma di alveare, che fa parte del parlamento. Come spesso accade, per queste architetture non convenzionali, c’è chi lo adora, c’è chi lo disprezza, ma è talmente famoso che è diventato il simbolo architettonico della città.

Accanto, la più austera e neoclassica Casa del Parlamento, OLYMPUS DIGITAL CAMERAmentre si distingue la neogotica biblioteca parlamentale. Ma forse l’edificio con più valore è il palazzo governativo, il più antico, del 1880 circa, fatto tutto in legno, uno dei più grandi al mondo, e ci si deve avvicinare per realizzare che non è pietra!

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Proseguo per la via principale della città, Lambton Quay, piena di negozi e uffici, è ancora presto ed è quasi tutto chiuso e silenzioso, così salgo verso la fermata della funivia per godere della vista panoramica della città e visitare i giardini botanici. La salita in funivia dura circa 10 minuti e dalla terrazza panoramica si può ammirare tutto il panorama della città, dalla baia al Monte Vittoria, veramente bello. OLYMPUS DIGITAL CAMERADa lì, si accede ai giardini botanici: meravigliosi! Forse i più belli che abbia mai visto: è un tripudio di fiori colorati di tutti i tipi, da quelli occidentali a quelli più esotici e poi piante altrettanto diverse, tra cui sovrastano le famose Newzealand feather, che sono anche il simbolo della nazione! Per esempio, i giocatori di football neozelandesi, gli Allblack (quelli famosi per il rito Aka, per intenderci), l’hanno adottato come simbolo.

 

Passeggio con piacere tra questo tripudio di piante e fiori, mi rilassa molto e vedo con piacere tante famiglie con i loro bambini che fanno altrettanto!OLYMPUS DIGITAL CAMERA Ho sempre notato questa tendenza a portare i bambini a contatto con la natura, molto più che in Europa. È una cosa molto bella e importantissima, perché fa crescere i bambini con un alto senso di rispetto per la natura! E allo stesso modo si divertono e respirano aria buona, invece di stare a casa a giocare con i videogiochi o chiusi in una stanza.

Alla fine percorro tutto il giardino e pranzo anche lì, seduto sul prato e godendo del sole.. ahh life is beautiful!

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Scendendo dalla funivia, ritorno su Lambton Quay, che sono le 12 passate e sembra quasi un’altra via: gente che va e viene, cafè affollati, musica e molto movimento. Da li vado a Civic Square, OLYMPUS DIGITAL CAMERAuna grande piazza con il palazzo del comune, la biblioteca comunale, ma la struttura che desta più curiosità sembra essere una pedana in legno per bambini, è abbastanza grande ma non riesco a capire a cosa si ispiri, dalla mia immaginazione, direi ad una antico battello o galeone, anche perché non lontano c’è proprio il museo della navigazione. Fatto sta, che è ben riuscita!

 

Visto la popolarità suscitata dai bambini e non solo! OLYMPUS DIGITAL CAMERALa piazza è un misto di antico e moderno e a pochi metri si trova il famoso Te Papa, il museo di cultura Maori che andrò a visitare di sicuro.

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In Viaggio Verso Wellington

Il mio viaggio in Nuova Zelanda continua verso sud, prossima destinazione Wellington, la capitale; passando per Rotorua e facendo una piccola sosta a Taupo. Entrambe cittadine famose e abbastanza turistiche: la prima per i famosi geyser che producono anche un forte odore di zolfo e la seconda per gli sport estremi, tanto di moda per chi viene qui, come per esempio il bungee junping, da ponti altissimi o il lancio in paracadute.. io non ho fatto nessuno dei due, anche perché costano un bel po’.

Comunque in zona c’è la più alta concentrazione di villaggi Maori, uno dei quali trasformato in un vero museo all’aperto peri turisti.. un po’ troppo direi.

Ovviamente, in giro per la NZ, ci sono anche villaggi dei Maori che mantengono lo stile di vita tradizionale, salvaguardati dal governo e riconosciuti come tali, ma parlando con una ragazza di origine maori sull’autobus, mi diceva che il governo cerca sempre con qualche scusa di togliere pezzi di terra e per questo bisogna sempre combattere.

Sia Rotorua che Taupo sono a ridosso di un cratere vulcanico spento, per questo abbastanza alti. La NZ è disseminata di vulcani, molti dei quali spenti e ogni roccia che si vede, soprattutto nelle coste, ha quella origine, ecco perché hanno forme e colori particolari.

Il vulcano principale ancora attivo è il Ngauruhoe a sudovimg_2927-1024x768est dell’isola del nord. (Vedi foto, presa da internet)

Oltre ad essere una terra vulcanica è anche una terra montagnosa ma soprattutto sismica! I terremoti qui sono comuni e ce ne sono stati alcuni anche molto dannosi! E l’ultimo è stato proprio l’anno scorso, con magnitudo 7 della scala Richter! La parte più sismica è l’isola del sud, dalle parti di Christchurch.

La Nuova Zelanda è un continente abbastanza giovane, che ha sviluppato il suo profilo territoriale in poco tempo rispetto agli altri continenti. Si trova esattamente sopra la placca australe e quella pacifica, entrambe spingono l’una contro l’altra e con il passar dei secoli hanno formato tutta la spettacolare catena montuosa e purtroppo ancora oggi terremoti potenti!

Ma eccomi a Wellington, la capitale!

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Posta all’estremo sud dell’isola settentrionale, ha una ottima posizione per gli spostamenti all’interno del paese. Nella cultura Maori, è conosciuta come Te Whanga Nui a Tara, ovvero la città della tribù Whatonga, i quali si stanziarono qui dopo aver mandato in esplorazione il figlio del capo tribù, Tara, fondando successivamente la tribù Ngati Tara, vivendo qui serenamente. Fino a quando arrivarono gli inglesi nel 1840, i quali, prepotentemente si appropriarono dei terreni Maori, fondando Port Nicholson, che istituirono successivamente capitale, nominandola col nome odierno. Tuttavia, la cultura Maori, come in tutta la NZ, non è scomparsa, anzi! Ci sono villaggi dove vivono i discendenti delle antiche tribù, e nella stessa città, la cultura maori è presente dovunque.

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Tutti mi descrivono la città come la Windy-Welly, così come è soprannominata, ovvero perché il tempo qui può essere veramente impervio, specialmente le raffiche di vento, molto frequenti che non ti permettono neanche di camminare! E devo dire che non appena scendo dall’autobus, capisco subito il perché del suo soprannome!!

 

L’ostello è un po’ strano. È un ex albergo anni sessanta, con mobili in legno stile rovere,un po’ datati, ma tutto sommato c’è una bella sala relax, con tavolini e servizio al tavolo! Ai piani superiori ci sono le stanze di albergo, mentre nei piani superiori quelle dell’ostello. Infatti la gente che si trova è un po’ un misto tra backpackers, e famiglie, il che crea un’atmosfera piacevole.

La serata è messa male, ed io sono abbastanza stanco. Mi metto comodo in una della poltrone in sala e con la mia guida, organizzo le mia prossime giornate in questa città che si prospetta molto stimolante!

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